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Le politiche di welfare possono essere “win-win” se inserite in un contesto più ampio, coinvolgendo più sfere – dalla previdenza e sanità integrativa al sostegno del reddito, fino ad arrivare a servizi di facilitazione alla conciliazione vita-lavoro – e il cambio di archetipo richiede un dialogo concreto fra le parti sociali circa le esigenze produttive delle singole realtà aziendali e i bisogni dei propri lavoratori. Il nuovo modello può essere traguardato solo se il welfare si considera come non solo come fenomeno, ma soprattutto come strumento che, andando al di là della semplice politica di employment, fornisca risposte alle reali esigenze dei lavoratori nelle diverse sfere coinvolte. La contrattazione di secondo livello, in questo nuovo paradigma, ha sostanziose potenzialità, in particolare quella territoriale.

Il Welfare aziendale, quale insieme di iniziative e misure non monetarie che l'impresa mette in campo per i propri dipendenti, risponde ai nuovi bisogni sociali in materia di assistenza sanitaria, previdenza, istruzione, formazione e conciliazione dei tempi di vita-lavoro. Il lavoratore diventa il principale protagonista e come tale deve essere informato e reso consapevole anche attraverso percorsi di formazione strutturati a ciò.

Le politiche di welfare, facendo leva sullo sviluppo del capitale umano, sul miglioramento del clima organizzativo e del benessere dei dipendenti, incidono positivamente sul vantaggio competitivo delle aziende virtuose che contribuiscono ad aumentare la ricchezza e lo sviluppo del Paese, anche favorendo la creazione di una migliore occupazione.

E’ necessario quindi un nuovo modo di fare impresa, riconoscendo l'importanza strategica delle risorse umane e facendo del welfare una vera e propria leva strategica aziendale. Produttività, welfare aziendale, equilibrio tra vita lavorativa e privata, innovazione, benessere organizzativo, competitività non sono più singoli concetti da rincorrere ma realtà, strettamente connesse, che vanno realizzate partendo dal contratto di lavoro che diventa uno strumento strategico; perciò il contratto deve essere condiviso, concertato e perseguito da datore di lavoro e lavoratore che insieme sono l’azienda.

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